2^ parte. Vediamo allora nel dettaglio le principali specie, capaci di donare a ogni giardino fascino e charme nel periodo estivo e autunnale, che ci si trovi in campagna o in realizzazioni più formali e moderne.
Hydrangea macrophylla: è la più conosciuta e
coltivata, anche chiamata Hydrangea hortensis. Di origine giapponese, vive allo stato
spontaneo nella fascia costiera delle isole del Sol Levante fino a 500-800 metri di altezza.
Giunge in Europa nella seconda metà del XVIII secolo grazie al noto botanico e viaggiatore
tedesco Philipp Franz Balthasar von Siebold, che troveremo più volte nella storia delle
ortensie e di altre piante ornamentali di origine giapponese o cinese (a lui dobbiamo numerose
scoperte, come Prunus sieboldii, Anemone japonica sieboldii, Viburnum sieboldii,
Hosta sieboldii o sieboldiana). Siebold descrive attentamente le specie e cultivar nel suo
Flora Japonica, pubblicato nel 1835. Da questa specie, nel corso del tempo, sono state ottenute
numerosissime varietà con fiori che sbocciano dalla primavera all’estate, di diverse
sfumature: dal rosso al rosa, dal blu al bianco. In altezza variano dalla taglia nana, attorno ai
40-50 centimetri, fino ai 2-2,5 metri, sebbene la maggior parte delle varietà abbia un’altezza
media di 100-150 centimetri. Il portamento è di cespugli fitti, eretti o globosi. Molte di queste
varietà sono interessanti per il fogliame variegato o marezzato. La suddivisione più importante all’interno della specie è in due grandi gruppi: le Mophead e Lacecaps, da molti conosciute come le “teller”.
Il primo gruppo comprende piante con corimbi globosi (le infiorescenze) solitamente
molto grandi, anche di 20-25 centimetri; a questo appartengono quasi tutte le varietà
sterili o con rari e sparuti fiori fertili ma poco appariscenti. Al secondo gruppo appartengono
invece piante con corimbi piatti e costituiti da un gruppo centrale di boccioli sterili
e chiusi circondati da fiori aperti o formati. Qui rientrano numerose varietà fertili, e proprio
per questo motivo anche meno durature a mantenere la fioritura.
Le macrophylla fioriscono sui rami dell’anno precedente, quindi la potatura viene effettuata
a fine inverno anche per evitare che le gelate tardive danneggino le gemme più basse.
In questo modo si eliminano tutte le infiorescenze secche, tagliando al di sopra della
prima o seconda coppia di gemme, e si rimuovono rami rotti o deboli. È bene eliminare
anche una certa percentuale dei rami più vecchi tagliando alla base – una sorta di
sfoltitura –, ma facendo attenzione a non rompere inavvertitamente le gemme gonfie.

Hydrangea arborescens: anche queste ortensie sono piuttosto conosciute e coltivate,
sebbene in numero inferiore. Sono forse le ortensie più semplici da coltivare, potendosi
adattare facilmente a tutti i tipi di terreno e a qualsiasi esposizione, anche quelle più
assolate. I fiori hanno solitamente dimensioni ragguardevoli, potendo arrivare per la
cultivar Annabelle anche a più di 30 centimetri di diametro. Farne un gruppo ampio
o addirittura una siepe lascia tutti affascinati da quello spettacolo estivo candido e
sognante. Anche la potatura di queste ortensie è facile, solitamente si tagliano senza
badare troppo alla posizione delle gemme, a 20-30 centimetri da terra a fine autunno nelle località miti, o fine inverno nelle zone alpine e prealpine.

Hydrangea serrata: anche questa specie è originaria del Giappone, dove pare cresca spontanea
sulle montagne fino a 1500 metri di altezza. Giungono in Europa piuttosto tardi (1835) e
sono inizialmente confuse con i viburnum. In effetti i fiori sono simili nel colore e nella forma.
Hanno in genere dimensioni più compatte e meno alte delle cugine macrophylla, e anche i
fiori hanno dimensioni minori e quasi sempre una forma piatta (che ricorda le Lacecap), ma
oltre a questi hanno il vantaggio di presentare un fogliame che vira facilmente al rosso e arancione
in autunno. La mia esperienza con le serrata mi fa pensare che abbiano una buona resistenza
alle posizioni meno umide, meglio delle macrophylla. La potatura è consigliabile farla a
fine inverno togliendo solo i fiori secchi e i rami danneggiati o deboli.
Hydrangea involucrata: se cercate ortensie esclusive e di rara bellezza ecco una specie
ancora poco conosciuta ma affascinante per forma e portamento. Originaria di Taiwan,
dove vegeta fino a 1500 metri nel sottobosco non troppo fitto, viene chiamata tama, ovvero
«sfera», dal bocciolo, che assomiglia appunto a un involucro sferico. Anche questa specie è
stata introdotta in Europa recentemente, nei primi anni del Novecento. Oltre alla bellezza,
consiglio la sua coltivazione per la fioritura tardiva, che permette di avere fiori ben oltre il
periodo classico delle macrophylla, cominciando solo a fine agosto per arrivare tranquillamente
ai primi di novembre. Nelle varie cultivar i fiori vanno dal bianco puro al rosé e
al malva. Non sono suscettibili al pH del terreno e quindi non virano il colore.
Al contrario delle altre ortensie, alcune volte ho impiegato l’involucrata come pianta singola,
anche per la particolarità dei rami legnosi con corteccia nocciola esfoliante.

Hydrangea paniculata: vive allo stato spontaneo in molte zone forestali del Giappone,
nella penisola russa di Sachalin e nel sud-est della Cina, fino a Taiwan. È stata introdotta
in Europa da Siebold intorno al 1860. Sono ortensie tutto sommato “facili” e generose,
sia per formare siepi miste sia per macchie monocolore di sicuro effetto. Nel collocarle,
va considerato che possono raggiungere l’altezza di 3-4 metri. Anche le infiorescenze
hanno grandi dimensioni, facendo concorrenza alle arborescens (quindi intorno ai 25-
30 centimetri), però con forma molto esclusiva, ovvero di cono, chiamato panicolo, più o
meno allungato. I fiori sono generalmente bianchi o rosa, che virano successivamente a
varie tonalità di rosa e al verde. Si possono coltivare con successo anche in
posizioni più soleggiate, dove pare aumenti la produzione di infiorescenze. Amano il terreno
fertile, fresco o lievemente umido. La potatura, che va fatta a febbraio-marzo, deve
essere lieve per avere più fiori piccoli e decisa (abbassando molto l’arbusto) per ottenere
fiori più grandi e meno numerosi.
Hydrangea aspera: questa specie è originaria dell’Himalaya orientale, della Cina centro occidentale
e di Taiwan, dove abita le montagne spingendosi nelle foreste alle pendici dei
monti fino a 2000 metri di altezza. È stata introdotta nei giardini nei primi del Novecento;
inizialmente confusa con una specie affine, l’Hydrangea villosa (considerata fino a poco
tempo fa una varietà di aspera), a trarre in inganno è la peluria che ricopre le ramificazioni
e il fogliame di ambedue le specie. Può raggiungere anche i 2,5-3 metri di altezza e anche
i fiori hanno buone dimensioni, essendo grandi corimbi piatti con una parte centrale
di fiori fertili rosa o rosa tenue, attorno ai quali ci sono i fiori sterili che vanno dal violetto al
rosa, al bianco, a seconda delle varietà. Resistono bene fino a -18 °C, ma al riparo dai venti
e con suolo fertile e umido. Curate però sempre bene il drenaggio, perché tutte le specie di
ortensia possono presentare marciumi radicali o al colletto. La potatura si fa a fine inverno,
tagliando solo le infiorescenze sfiorite e i rami secchi o danneggiati.

Hydrangea heteromalla: specie originaria dell’Himalaya, dove vive anche fino ai 3000-
3500 metri di altezza. Poco conosciute se non dagli appassionati dell’ortensia, hanno la
particolarità di diventare molto alte, anche 6-7 metri (o di più nei Paesi di origine), assomigliando
poco alle comuni ortensie e avvicinandosi invece al genere viburnum, con il
quale sono spesso confuse da un occhio poco attento. Le infiorescenze sono come le
Lacecap, quindi piatte, irregolari, rade e perfino lievemente profumate. Il colore è quasi sempre bianco con sfumature rosa in diverse tonalità, a seconda della varietà. Ben pochi
vivai hanno in catalogo queste ortensie, ma alcuni ve le possono procurare.
Hydrangea quercifolia: queste ortensie sono decisamente “diverse”, soprattutto per forma e colore
del fogliame che assomiglia molto a quello delle querce. Originarie del Nord America (in
particolare Georgia, Florida e Tennessee), arrivano in Inghilterra come pianta rara e bizzarra
nel 1735, ma trovano l’interesse dei giardinieri europei nel corso dell’Ottocento. Questa specie
ha ramificazioni legnose piuttosto irregolari e corteccia ocra o arancione che si sfoglia facilmente.
Le infiorescenze sono coniche, bianche e di notevoli dimensioni, anche fino a 30 centimetri
di lunghezza, di solito erette ma in alcune cultivar anche lievemente ricadenti. Fioriscono
più o meno nel periodo delle macrophylla, da giugno, e poi virano il colore assumendo sfumature
di un rosa più o meno intenso. Non sono sensibili al pH del suolo, e persistono ottimamente
sulla pianta. La loro particolarità è che hanno foglie lobate, grandi, abbastanza coriacee
e rugose, ruvide. Assumono colorazioni interessanti in autunno, con intense pennellate
di giallo, arancione e rosso più o meno cupo. Questa varietà ama posizioni anche più soleggiate,
arrivando a fiorire e colorare le foglie con più decisione, mentre il terreno è bene sia fertile
e profondo, anche se hanno meno esigenze in fatto di fabbisogno idrico.

Nel giardino romantico non possono e non devono mancare. Hydrangea rampicante: il termine “rampicanti” è generico, dal momento che in questo gruppo vengono riunite tutte le specie di hydrangee e hydrangeacee a portamento rampicante appartenenti a specie e areali geografici anche molto
differenti tra loro. Generalmente hanno fioritura precoce, leggera e quasi esclusivamente
bianca, e si arrampicano tramite radici aeree a rocce, muri o alberi. La più conosciutà è Hydrangea
anomala petiolaris, senza dubbio alcuno la più utilizzata. Ha origini asiatiche, ama
i luoghi ombrosi, umidi e freschi. In età giovanile pare crescano poco o nulla, e per questo
molti giardinieri pensano che siano una fregatura, ma in realtà va bene, perché vuol dire che
la petiolaris sta mettendo su casa e, come ogni pianta, pensa innanzitutto alle radici che lentamente
ma inesorabilmente affondano nel terreno. Dopo il terzo o quarto anno cresce più vigorosa,
ricoprendo muri anche molto grandi. Ha infiorescenze Lacecap irregolari e perfino lievemente
profumate, fogliame verde scuro e cuoriforme con belle colorazioni autunnali.
Hydrangea seemanii: ha origini sudamericane ed è una delle poche ortensie sempreverdi
con infiorescenze Lacecap semisferiche bianche. Non ama il freddo invernale quando
questo costituisce un problema. Schizophragma hydrangeoides: hydrangeacea
di origine asiatica, ha infiorescenze più grandi rispetto alle altre rampicanti, e alcune
varietà sono rosa.

Le ortensie perfette per il giardino romantico.
Tra le varietà di ortensie più adatte al giardino romantico, ne indico otto, tutte macrophylla,
per cui ho un debole. Il mio è tuttavia solo un pretesto, una provocazione perché
possiate essere stimolati nella ricerca di altre varietà e ibridi:
• Alberta: fiori compatti, grandi, di un rosa
tenue che sembra la cipria delle nonne, e
già questo dovrebbe bastare a volerla inserire
nel giardino romanico, ma è anche
l’evidente dentellatura dei sepali a renderla
elaborata come un ricamo.
• Ayesha: di origini giapponesi, non si conosce
bene quando è stata introdotta in Europa.
Piuttosto voluminosa – è alta fino a 2
metri –, ha infiorescenze rosa, celesti o lilla
a seconda del pH del terreno. Ha sepali a
forma di cucchiaino, come quelli dei lillà.
L’aspetto è lieve e delicato ma non fatevi
ingannare, si comporta bene e resiste perfino
al sole e alla vicinanza del mare.
• Beauté vendomoise: creata in Francia da
Emile Mouillère nel 1908, si caratterizza
per una infiorescenza iniziale Lacecap,
ma procedendo nella fioritura diventa
una semisfera di 20 centimetri. I fiori rosa
presentano variabilità di tono tra quelli
fertili e gli sterili. Il profumo è lieve.
• Etoile Violette: Corinne Mallet scopre questa
particolare ortensia nell’isola giapponese
di Honshu, nel 1994, e la introduce
nella sua immensa collezione di ortensie,
il Giardino Shamrock, che si trova in alta
Normandia vicino al villaggio di Varengeville-
sur-Mer e rappresenta anche la più
grande collezione al mondo di ortensie,
con ben 2000 esemplari di 1500 specie,
sottospecie e varietà, tutte piante raccolte
e coltivate dai coniugi Mallet a partire dal
1984. La pianta forma un arbusto vigoroso
dal portamento eretto e globoso che raggiunge
un’altezza massima di 1,50 metri.
Il fogliame è verde intenso e lucido. Le infiorescenze
sono elegantissime, dei Lacecap
con fiori sterili stellati, doppi, rosa/azzurro
viola. Molto fiorifera e piena di fascino
antico, cresce bene su terreni umidi, da
acidi a neutri in posizioni di mezz’ombra.
• Lanarth white: è un’ortensia dal portamento
imponente ma morbido e folto, con
infiorescenze Lacecap di fiori sterili bianchi.
I fiori fertili centrali assumono colorazioni
celesti o rosa a seconda del pH del
terreno, donando all’arbusto una luminescenza
molto particolare. Nel 1949 viene
selezionata da Michel Williams a Lanarth,
in Cornovaglia. A differenza di molte
ortensie bianche, questa varietà prospera
in pieno sole e tollera un certo grado di
secchezza.
• Emile Mouillère: ancora una ortensia bianca,
una Mophead con i sepali sovrapposti
inizialmente verdi che poi diventano
bianco puro e successivamente si punteggiano
di rosa per virare, in autunno, al
porpora. È una cultivar classica molto conosciuta e facile da reperire, ibridata in
Francia da Emile Mouillère nel 1909, che
lascia sempre affascinati per l’enorme
massa di fiori nel mese di giugno-luglio.
• Zhuni-Hito: questa ortensia sa rapire lo
sguardo come poche altre, tanto da poter
essere coltivata anche isolata o come prima
donna in un’aiuola dedicata a lei. Si
tratta di una cultivar antica, in Giappone
chiamata Sekka Yae. Le infiorescenze
sono globose e appiattite, formate da fiori
sterili stradoppi, molto vicini tra loro, un
po’ disordinati, che donano un effetto arruffato.
Il colore è uno splendido rosa porcellana,
esaltato dalla consistenza dei sepali
spessi e lucidi, di colore crema-giallo
verso il centro. Nei suoli acidi la colorazione
vira all’azzurro.
• Mariesii: a scoprirla, in Giappone, è stato il
“cacciatore di piante” inglese Charles Maries,
che l’ha poi importata in Gran Bretagna
nel 1879. Ancora adesso è una delle più
diffuse ortensie teller (Lacecap) presente
nei giardini di tutta Europa. È vigorosa, alta
anche 1,8-2 metri, piuttosto fiorifera. L’infiorescenza
è formata da fiori sterili bianchi
e lavanda o rosa tenue, disposti intorno a
un fulcro di fiori fertili rosa e lilla.

DI POCHE COSE HO CERTEZZA,
LA PRIMA È CONTINUARE A RESPIRARE L’ARIA FREDDA DEL MATTINO.
MENTRE TU, VOLUTTUOSA CREATURA, AVVOLGI, INCANTI,
E COLORI LA LUCE DI ROSA E AZZURRO.
Testo tratto dal mio ultimo libro “Anime da Giardino” Ed. Gribaudo

