
Spesso sono invitato a visitare giardini privati colmi di piante, tante piante e strutture che mi fanno pensare a quel desiderio, spesso occidentale, di avere “tanto” intorno a se. Non è il mio compito giudicare o cercare teorie sulla psicologia del cultore del giardino. Però si un po’ lo penso: si tratta del desiderio irrefrenabile del circondarsi di cose.

Siccome il mio settore di competenza sono i giardini ho quindi “scavato” tra le varie culture, anche distanti da quella occidentale, per capire se il problema sia possibile osservarlo da punti di vista sostanzialmente diversi, anche molto diversi dal nostro. E mi sono imbattuto in quello che i giapponesi chiamano “Ma”. Ed ecco che mi si è aperta una finestra sul modo di intendere gli spazzi del giardino. Credo che d’ora in poi prenderò questi concetti in grande considerazione.

Il simbolo giapponese “Ma” (間) è un concetto affascinante e profondo che non ha un’equivalenza diretta nelle lingue occidentali.
In termini semplici, Ma viene spesso tradotto come “spazio vuoto”, “pausa”, “intervallo” o “silenzio”. Tuttavia, nella cultura e nella filosofia giapponese, il Ma non è considerata un’assenza o un “niente” negativo, ma piuttosto un vuoto carico di significato e di potenzialità.
Nella visione occidentale, lo spazio vuoto viene spesso percepito come qualcosa da riempire, e il silenzio come un momento d’imbarazzo. Nella filosofia giapponese, fortemente influenzata dal Buddismo Zen e dallo Scintoismo, il Ma è l’elemento che dà struttura e forma a tutto ciò che lo circonda.
In effetti senza il vuoto, il pieno non può esistere. Come una tazza è utile solo grazie allo spazio vuoto al suo interno, o un’architettura vive grazie agli spazi di passaggio, il Ma è la distanza necessaria affinché le cose abbiano senso, armonia e respiro.

Il concetto di Ma permea quasi ogni aspetto della vita e delle arti tradizionali giapponesi:
- Teatro Noh e Kabuki: Il Ma è la pausa intenzionale tra una mossa e l’altra, o l’immobilità prima di un gesto drammatico. È il momento in cui la tensione narrativa raggiunge il culmine.
- Pittura a inchiostro (Sumi-e): Ampi spazi della tela vengono lasciati completamente bianchi. Quel vuoto non è “non finito”, ma rappresenta la nebbia, l’aria, il cielo o semplicemente uno spazio di meditazione per l’osservatore.
- Disposizione degli Interni: Il Ma si riflette nell’essenzialità. Le stanze tradizionali hanno pochissimi mobili per far fluire l’energia.
- Ikebana (Arte Floreale): Non si tratta solo di disporre i fiori, ma di valorizzare lo spazio tra i rami.
- Conversazione: Nelle interazioni sociali in Giappone, fare una pausa prima di rispondere è segno di rispetto, riflessione e maturità.
- Distanza Interpersonale: Il Ma regola anche la distanza fisica e rispetto per lo spazio personale e gli indicatori sociali, mantenendo l’armonia (Wa) nelle relazioni ed evitando conflitti diretti.

In Giardino?
Entrare in un giardino giapponese tradizionale non significa semplicemente osservare la natura, ma vivere un’esperienza di spazio, ritmo e contemplazione. Ecco che alla base della straordinaria armonia che caratterizza questi luoghi torna a mostrarsi il principio fondamentale del Ma (間).
Se nel design paesaggistico occidentale lo spazio vuoto è spesso visto come un’area “non ancora occupata” o da riempire con piante e decorazioni, nel giardino giapponese il vuoto è un elemento compositivo attivo, strutturale ed emotivo. È lo spazio negativo che permette allo spazio positivo, le rocce, gli alberi, le lanterne, di esprimere la propria essenza.
Il Vuoto tra le Rocce (Ishi-gumi): La Tensione dell’Invisibile
Nella disposizione delle pietre (Ishi-gumi), considerata l’ossatura del giardino, il Ma determina la relazione tra i singoli elementi. Le rocce non vengono mai posizionate in modo casuale né stipate. La distanza che le separa è carica di una tensione invisibile, un “campo di forza” visivo che lega un elemento all’altro. Questo intervallo consente all’osservatore di percepire il volume, la presenza e il peso di ciascuna pietra, creando un dialogo silenzioso tra ciò che c’è e ciò che manca. È il Ma a trasformare tre semplici scogli di granito in una catena montuosa o in un gruppo di isole che emergono dal nebbioso oceano dell’immaginazione.

Il Prato, il Muschio e la Ghiaia Rastrellata: La Superficie del Respiro
Lo spazio negativo nei giardini giapponesi assume diverse forme materiali a seconda del tipo di giardino:
- I Giardini Secchi (Karesansui): La ghiaia bianca o la sabbia rastrellata con cura rappresentano l’espressione più pura del Ma. Le ampie distese vuote simboleggiano l’oceano o il vuoto cosmico Zen. Non sono “vuoti d’informazione”, ma superfici minimaliste che amplificano la presenza delle rocce affioranti e invitano alla meditazione profonda.
- I Giardini di Muschio (Kokedera): Qui lo spazio negativo è una morbida tesa verde. Il muschio o il tappeto erboso creano una continuità visiva, una pausa cromatica neutrale su cui lo sguardo può riposare prima di soffermarsi sui dettagli di una lanterna o sulle venature di un acero.
L’Acqua e l’Aria: Tra Riflesso e Volume Astratto
Il Ma si manifesta anche attraverso gli elementi impalpabili e fluidi della natura:
- L’Acqua (Mizu): Sia che si tratti di un vero specchio d’acqua o del movimento suggerito da un ruscello di ciottoli, l’acqua crea un’interruzione nella materia solida. La superficie calma di un laghetto agisce come una pausa temporale, riflettendo il cielo e raddoppiando lo spazio senza appesantirlo.
- L’Aria e la Tridimensionalità: Nel giardino giapponese, l’aria non è un involucro vuoto, ma una materia da scolpire. La potatura degli alberi, in particolare la tecnica del Niwaki, elimina rami e fogliame in eccesso per creare varchi specifici tra le chiome. Attraverso questi vuoti d’aria, la luce penetra e proietta ombre mutevoli sul terreno, rendendo visibile l’architettura invisibile dell’albero. Del Niwaki alcune volte ne ho parlato durante i miei workshop sulla potatura delle piante ornamentali, ma i miei studi sui giardini giapponesi non si erano ancora addentrati nel vero significato e dei perché dare le forme volute ad alberi e arbusti.

Il Paesaggio Incorniciato (Shakkei): Integrare l’Infinito
Un’altra celebre applicazione del Ma è il Shakkei (il “paesaggio preso in prestito”). Attraverso un’attenta sequenza di vuoti visivi, come l’apertura tra due alberi o una finestra in un padiglione di tè, il giardino accoglie dentro di sé la vista di una montagna lontana o del cielo.
Lo spazio negativo del giardino diventa così il ponte, l’intervallo necessario che fonde il piccolo spazio recintato con l’immensità della natura circostante.
Coltivare il Silenzio Visivo
Per concludere e mi scuso se ho dato segni di prolissità nel mio discorso, applicare il Ma all’arte del giardino significa imparare l’arte dell’omissione. Eliminare il superfluo non serve a impoverire lo spazio, ma a restituirgli la dignità del respiro.
In un mondo moderno saturato di stimoli e presenze, il giardino improntato al Ma offre all’anima ciò di cui ha più bisogno: uno spazio vuoto, sereno e luminoso in cui potersi finalmente fermare.
