La creatività nordica.

“Ho imparato molto da quei piccoli giardini che fan si che i bordi delle nostre strade inglesi siano fra i più graziosi tra quelli di tutti i paesi a clima temperato”
Gertrude Jekyll

Dire che “l’Italia era un paradiso” credo sia una ovvietà riconosciuta in tutto il mondo, che lo sia ancora… anche. Mi spiego meglio: la posizione geografica di questa nostra vituperata penisola è baciata da Dio, un pezzo di continente protetto dall’imponenza delle Alpi che s’infila nel tiepido Mediterraneo, cosa volere di più ? Non esiste di meglio, almeno nel vecchio continente. Di questo ne sono certi i botanici che dalle spiagge ai ghiacciai, nella enorme varietà di situazioni ambientali che l’Italia offre, potrebbero passare la loro vita a classificare le migliaia di specie. Sarà retorico, ma certo un tempo andava meglio. Ogni anno anche nella vecchia Italia si perdono (Ops..!) alcune specie. Dissesto, inquinamento, incuria….. Comunque rimaniamo la nazione Europea con il più alto numero di specie selvatiche. Nelle sole Alpi Marittime, cioè in 10.000 kmq, sono state classificate 2660 specie (Ozenda 1950), contro le 2800 di 357.023 kmq di territorio tedesco. Questo dato si dovrà poi sommare con le altre migliaia di specie del restante arco alpino, le pianure, le colline e ovviamente la lunghissima costa mediterranea. Quindi nella storia del giardino italiano non si è avvertita quasi mai l’esigenza di un giardino eccessivamente colorato, vista l’abbondanza di fiori spontanei. Si potrebbe riassumere così: i popoli mediterranei hanno avuto impresso nel DNA l’abbondanza di forme, colori, gusti (quindi cibo) e profumi. con tutte le conseguenze che ne sono derivate…

700 Kitchen Garden and Shed

Questo non avveniva al nord, infatti viaggiando verso le latitudini più fredde alle poche tinte della natura si è sopperito colorando allegramente case e palazzi e ancor di più i giardini. Ecco quindi la tradizione tutta anglosassone per il giardinaggio con le erbacee perenni, io credo una probabile causa della brevità delle stagioni e della scarsa disponibilità della natura. L’opulenza mediterranea si espresse meglio in giardini di sempreverdi dove la forma era tutto, ora però a grandi passi ritroviamo anche qui il gusto per i bordi misti e le allegre aiuole fiorite. E poi il giardino inglese e irlandese, ma anche olandese, tedesco e in parte francese, fu anche un luogo dove “radunare” le specie sempre nuove che giungevano dalle colonie sparse per il mondo, ma quella è un’altra storia. Ma solo dopo l’intuito della grande giardiniera Gertrude Jekyll, verso la fine del secolo, le innumerevoli varietà ornamentali di erbacee perenni trovarono un impiego sistematico nei famosi “herbaceous border”. Allora la manodopera costava poco e i lunghi bordi di due o trecento metri larghi anche una decina, non erano rari, i disegni della Jekyll andavano a ruba. Un fatto rimane: dall’epoca vittoriana ad oggi i bordi di erbacee rimangono il metodo più bello per utilizzare le erbacee perenni, ogni grande paesaggista o garden designer ha le sue formule più o meno conosciute, ogni grande disegnatore di giardini ha imparato delle regole. Io, nel mio piccolo, ho imparato molte regole, ho studiato molti prospetti dalle maestre inglesi (Vita Sackville-West, Gertrude Jekyll in poi) ai recenti garden-archistar (vedi Piet Oudolf)… sapendo anche che le regole vengono scritte per essere violate….

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foto copertina (o in evidenza): oudolf.com
foto articolo: http://www.gertrudejekyllgarden.co.uk/